martedì 21 agosto 2007

LETTERA APERTA / Da giovane a donna della Margherita: costruiamo il nostro futuro

Oggi La Gazzetta di Capitanata (inserto della Gazzzetta del Mezzogiorno dedicato alla provincia di Foggia), alla pagina 2, ha pubblicato un intervento di Mariarita Cordone, componente dell'Ufficio di Presidenza del Comitato "14 Ottobre" della provincia di Foggia. Lo riproponiamo di seguito.


di Mariarita Cordone *

Vi chiederete: chi è questa perfetta sconosciuta che si prende il libero arbitrio di scrivere una lettera? Bene, da parte mia, forse, ho ancora la voglia di credere, sì di credere in qualcosa di nuovo, sì nuovo come il Partito Democratico.
Per me tutto iniziò come giovane della Margherita. Un amico mi chiese di partecipare a un corso per giovani politici. Scettica più che mai, ci andai. Reazione: un pesce fuor d’acqua. Ma non mollai…
Partecipai alla Consulta del Mezzogiorno ed è lì che ebbi l’intuizione: io e altri ragazzi come me, incontrammo Francesco Rutelli. Rutelli si sedette con noi, gambe incrociate, seduti sulla moquette dell’albergo a parlare dei nostri sogni, delle passioni, speranze, lavoro. Le domande arrivavano a fiotti e lui ci rispondeva senza paroloni, ma leggendo nei nostri occhi quella voglia tipica di chi crede nei cambiamenti. Allora decidemmo di dare inizio alla nostra avventura, di mettere per iscritto tutto ciò che passava per le nostre menti, giovani e soprattutto inesperte. C’è l’abbiamo fatta: ci siamo costituiti, i “Giovani della Margherita”, dopo un cammino durato un anno, fatto d’incontri tutti i martedì di ogni settimana, di ogni mese, anche di agosto.
Il lavoro paga in questo caso: si è aperto un mondo nuovo fatto di esperienze, persone, lotte. Forse sarà stato anche il momento, ci siamo trovati coinvolti nella Primavera pugliese e in occasione delle primarie, forse sono stata fortunata, ma ho conosciuto il meglio della politica incontrando uomini che veramente credevano nel progetto, giovani uomini che hanno alzato anche la voce per noi che voce non avevamo.
A questi uomini dico grazie e a questi uomini mi rivolgo: siati sempre voi stessi, ricordate che dentro di voi palpita ancora l’entusiasmo che appartiene ai vostri cuori, lo stesso entusiasmo che appartiene ai giovani, perché, come dice un mio amico, la politica è cuore e passione.
Però, cari amici, una mattina mi sono svegliata e non avevo più l’età, non ero più giovane. Avevo comunque qualcosa che poteva fare la differenza: sono donna. Se potessi, lo scriverei a lettere cubitali. Sono felice di esserlo come sono felice dell’opportunità che ci viene offerta. Non prendiamo tutto dal lato negativo, tanto non ci sarà regalato nulla. È solo un’opportunità che ci dovevano: ora tocca a noi affilare le unghie e scendere in campo e, poi, cosa ci spaventa? Noi che siamo abituate alla concertazione tutti i giorni in famiglia, al lavoro, con i figli, la casa; noi che siamo pronte ad ascoltare e metterci in discussione sempre con tutto e tutti ogni giorno, siamo alle prese con bilanci e consuntivi: questo e altro è donna.
In questo momento più che mai abbiamo bisogno di far sentire la nostra voce, noi abbiamo bisogno di parlare, fare che la nostra forza sia la forza di altre donne che forza non hanno. Abbiamo il dovere, le capacità e la necessità di costruire uno spazio tutto nostro dove dialogare, comunicare esperienze e conoscenze: quello spazio può darci l’aiuto necessario per compiere l’impossibile.
Per questo e altri mille motivi chiedo alle donne e ai giovani di credere nei cambiamenti, di credere nel Partito Democratico, di avvicinarsi alla politica con gli occhi di un bambino: pieni di quella voglia di capire, imparare, sperimentare…
Non abbiate paura! I cambiamenti fanno bene perché, di gente come voi, noi abbiamo bisogno per un nuovo partito, non per un partito nuovo. Questo e altro saranno i Democratici perché io ci credo: non chiamatemi utopica solo perché guardo con gli occhi di chi è disposto a cambiare pur sapendo che la fusione di due partiti come i Ds e i Dl non sarà facile e neanche indolore.
È una strada tutta in salita e, come tutte le salite, sarà dura. Ma alla fine bisogna vedere la luce, bisogna credere negli ideali che questa società ha fatto affievolire, se non sparire. Noi crediamo in un cambiamento non di facciata ma reale, un cambiamento che non significa mettere da parte chi ha dato tanto, sia in politica che nella società, ma mettere insieme l’esperienza e l’entusiasmo, unire la capacità e la determinazione, la sicurezza alle paure, noi vogliamo non solo la somma dei partiti ma la somma della società.
Solo se saremo protagonisti del cambiamento, costruiremo qualcosa molto vicino a quelle che sono le aspettative dei giovani e delle donne, alle quali chiedo di partecipare attivamente, di coinvolgere e farsi coinvolgere in modo da poter dire domani “Sono stata protagonista”: artefice del nostro futuro, che tutti ci auguriamo sia un futuro migliore vissuto in un paese migliore.

* L’autrice è insegnante, dirigente DL-Margherita di San Paolo di Civitate e componente dell’Ufficio di Presidenza del Comitato “14 Ottobre”

Gruppo consiliare unico dell’Ulivo a San Nicandro Garganico

Si è costituito a San Nicandro Garganico il gruppo consiliare unico dell'Ulivo, con la confluenza dei sei consiglieri dei Democratici di Sinistra e dei tre della Margherita (sui venti totali). È stato eletto capogruppo il consigliere Leonardo Di Monte (nella foto), eletto come indipendente nella Margherita. Di Monte, che ha avuto negli anni '70 e '80 una lunga e continua militanza nel Pci, al cui interno ha ricoperto ruoli di rilievo e per il quale è anche stato consigliere provinciale, rappresenta una valida sintesi tra l'esperienza di partito e l'apertura alla società civile, attraverso il lavoro svolto nell'ultimo quindicennio quale principale esponente di liste di impegno civico.
Nel caso di San Nicandro, la costituzione del gruppo unico sta svolgendo un forte elemento di stabilizzazione all'interno della maggioranza di centro sinistra risultata vincente alle elezioni della primavera dello scorso anno, guidata dal sindaco Costantino Squeo e impegnata in questi giorni in una ridefinizione delle forze politiche partecipanti (si prevede l'ingresso nell'area di maggioranza di tre forze di centro sinistra, Socialisti Autonomisti, Udeur e Italia dei Valori, che alle elezioni appoggiavano un altro candidato sindaco), del profilo della sua Giunta e del programma amministrativo.
«In queste condizioni –spiega Lucio Pacilli, segretario cittadino dei Ds-, il gruppo unico assicura un forte baricentro riformista a sostegno di un programma di rientro dal preoccupante debito pubblico determinato dalla precedente gestione del centro destra e di rilancio della città attraverso progetti di sviluppo legati alle specificità del territorio e al rispetto dell'ambiente».

Come andò alla "Primaria" del 16 ottobre 2005 in Puglia e in provincia di Foggia

Obiettivo: un milione di partecipanti alle primarie del Pd

L’obiettivo realistico per le primarie del Partito Democratico è un milione di partecipanti, ma potrebbero esserci sorprese più positive. «Così -scrive l’Unità di oggi- dicono i responsabili dei principali istituti di sondaggio. Ogni confronto con le primarie di due anni fa, nelle quali votarono oltre 4 milioni di elettori, è improprio», laddove si trattava di una consultazione in un’ottica anti-Berlusconi.
Ma anche considerando che, quel 16 ottobre 2005, erano coinvolti dal voto delle primarie tutti i partiti dell’Unione: dall’Udeur di Clemente Mastella alla Rifondazione comunista di Fausto Bertinotti, dai Verdi di Alfonso Pecoraio Scanio all’Italia dei Valori di Antonio Di Pietro, i quali in quell’occasione erano anche candidati.
In provincia di Foggia, per esempio, nei 72 seggi allestiti si recarono 33.349 elettori: 21.525 dei quali votò per Romano Prodi; 4.523 per Clemente Mastella; 4.441 per Fausto Bertinotti; 1.431 per Antonio Di Pietro; 788 per Alfonso Pecoraro Scanio; 345 per Ivan Scalfarotto; 97 per Simona Panzino (nella foto, il fac-simile della scheda elettorale della “Primaria 2005”).
Stavolta la questione è diversa: non si tratta di votare il candidato premier di una coalizione, ma il segretario (nazionale e regionale) di un solo partito, eleggendo contemporaneamente le assemblee costituenti (nazionale e regionale) di quel nuovo partito.
Tra i sondaggisti, Nicola Piepoli, dell’omonimo Istituto di rilevazione, è il più ottimista perché parla di 3-4 milioni di partecipanti all’appuntamento di domenica 14 ottobre. Roberto Weber dell’SWG di Trieste stima un milione e mezzo di votanti. Anche Renato Mannheimer ammette che si può «sperare in un’affluenza maggiore» del milione indicato da Enrico Letta quale cifra minima per il successo dell'appuntamento, visto che calcola i circa 600 mila tesserati dei Democratici di Sinistra e i 400 mila della Margherita.

I due "rischi" che vede Gentiloni

“I due rischi Democratici”, è questo l’editoriale di oggi del quotidiano della Margherita Europa. È firmato dal ministro delle Comunicazioni, Paolo Gentiloni. Lo riproduciamo di seguito.

Tra due mesi, con la nascita del Partito democratico, si conclude l’esperienza della Margherita. Che cosa resterà, oltre alla rappresentanza europea, di quella esperienza? Innanzitutto l’orgoglio di una missione compiuta. La Margherita si scioglie nel Pd non perché il suo progetto sia fallito, ma proprio perché ha avuto successo.
La missione che la Margherita si era assegnata, nascendo nel 2001, non era infatti la propria crescita in sé; tantomeno l’ambizione di assorbire al proprio interno le diverse componenti del riformismo democratico.
Due obiettivi ci ponemmo allora. Primo, contribuire a spostare in senso riformista e della cultura di governo gli equilibri dell’alleanza di centrosinistra (allora, l’Ulivo). Secondo, creare una forza plurale, ben insediata nel campo del centrosinistra, capace per qualità e anche per dimensioni di orientare l’evoluzione dell’area post-Pci verso il Partito democratico, scoraggiando le ambizioni –rivelatesi del resto velleitarie – di incorporare nei Ds le diverse culture democratiche e repubblicane italiane.
Entrambi gli obiettivi sono stati raggiunti e questo ha reso credibile il progetto del Partito democratico come oggi lo perseguiamo.
Sono stati raggiunti, questi obiettivi, anche perché la Margherita ha dimostrato in vivo la fecondità della mescolanza di culture ed esperienze anche molto diverse. Le difficoltà affiorate nell’ultimo anno – penso al ritorno identitario degli ex popolari a Chianciano, o a un certo appannamento del profilo liberal del partito – non devono mettere in ombra i risultati ottenuti.
Ma davvero la missione è compiuta? Piuttosto, direi che è trasferita.
Trasferita al Pd. La missione del Pd dovrà essere tipicamente maggioritaria. Il suo orizzonte: rimettere in moto l’Italia. Un orizzonte prima che politico, “nazionale”.
Senza questa missione nazionale, se si presentasse come una delle diverse componenti di una interminabile carovana di centrosinistra (magari la componente “moderata”), il Pd non avrebbe futuro.
Per aspirare a svolgere questa missione, al Pd servono due condizioni. La prima condizione è cominciare a tratteggiare gli obiettivi di questa vocazione maggioritaria, ridefinendo attorno ad essi il profilo delle alleanze possibili. Qui scatta subito l’altolà dello stremato continuismo che aleggia nella carovana del centrosinistra: «ma allora volete cambiare alleanze, sostituire la sinistra radicale con i centristi». Una simile ipotesi sarebbe semplicistica ed inutile. E comunque il patto con gli elettori va rispettato e la maggioranza che sostiene il governo Prodi non si cambia in corso d’opera.
Altro deve proporsi il Pd: chiarire i propri obiettivi per il futuro governo del paese e in base ad essi verificare le alleanze possibili, ovviamente in un quadro bipolare.
A questo deve essere utile anche una nuova legge elettorale.
A furia di considerare gli obiettivi di governo come la risultante delle compatibilità interne ad alleanze obbligate, l’Italia si è fermata. Il Partito democratico può farci uscire da questo stallo. E se la sinistra radicale ha un progetto alternativo – e di certo lo ha – chieda il consenso per affermare il proprio programma, non per neutralizzare il nostro.
La forza del Pd sarà dunque tutta nella sua capacità di innovare rispetto alle tradizioni politiche del secolo scorso, tradizioni che senza innovazione sono ormai costrette sulla difensiva e talvolta minoritarie rispetto alla nuova destra degli ultimi dieci anni.
L’obbligo di innovare riguarda anche l’orizzonte socialdemocratico che è il riferimento prevalente del socialismo europeo.
Sarebbe infatti paradossale se, mentre il Pd con la sua stessa nascita va oltre il socialismo europeo, la sua cultura politico-programmatica si rifacesse a quella tradizione.
O addirittura la considerasse come un approdo già bello e definito.
Il Pd, insomma, non può inseguire, da ultimo arrivato, una idea di welfare che non sostiene più le fasce davvero deboli, un paesaggio sociale di riferimento che rischia di essere minoritario, una perdurante diffidenza verso il lavoro autonomo, la cultura del rischio, il ruolo centrale della famiglia.
Il superamento del socialismo europeo non implica affatto l’abbandono delle ragioni ultime della sinistra. Al contrario, in molti casi implica l’abbandono di posizioni che, ricalcando pigramente schemi maturati nell’Europa di 40 anni fa, vanno a discapito dei più deboli. E non solo in via indiretta, perché frenano la crescita economica, ma anche direttamente perché impediscono di orientare le risorse verso i giovani, i precari, le famiglie numerose, gli anziani non autosufficienti, i nuovi poveri.
La seconda condizione perché il Pd possa svolgere la sua missione nazionale è che si presenti e si costruisca come un partito davvero nuovo. Si è discusso molto delle regole che ci siamo dati e dei rischi di un processo verticistico o addirittura poco democratico. Francamente questa discussione non mi convince, specie dopo che si è aperta una competizione tra candidati diversi e autorevoli.
Parlare di rischi di scarsa democrazia nell’unico grande partito al mondo che affida al voto diretto dei propri potenziali sostenitori la scelta dei delegati e della leadership mi pare paradossale. Tanto più in un paese in cui il maggior partito concorrente non ha mai tenuto un congresso e certo non si può permettere la scelta del leader.
Il rischio di verticismo, che c’è eccome, non deriva dalle regole di cui si discute ma dalla fatica a superare e a mescolare i due partiti che promuovono il Pd. Su questo piano la fase costituente sarà cruciale: o Ds e Margherita si sciolgono e si ricompongono sulla base di idee e programmi nei prossimi due o tre mesi, o rischiano di non farlo più. La vicenda delle candidature alla leadership non preoccupa per le regole, ma perché ha messo in luce tra gli ex Ds un’idea di unità del partito che tende a sopravvivere al partito stesso.
Ecco la sfida più difficile per Veltroni, la sfida vera: attorno a idee, programmi, formazione di gruppi dirigenti creare un partito nuovo, non una federazione di ex.
Paolo Gentiloni

Ecco il Manifesto per i giovani

Costruire un Partito democratico che sappia dare voce a una generazione che vuole essere protagonista nella costruzione di una provincia di Ragusa sempre più giovane e dinamica. È questo il senso del Manifesto “Per una nuova generazione della Provincia iblea”, elaborato dal coordinatore regionale dei Giovani della Margherita in Sicilia Paolo Borrometi, il giornalista Rudy Francesco Calvo, il rappresentante degli studenti dell’Università di Catania Eugenio Arnaudo e il componente del Comitato provinciale per il Pd Gianni Scala. Quattro giovani provenienti da esperienze politiche, sociali e professionali differenti, che hanno scelto di scommettere su un partito nuovo, finalmente in grado di rinnovare il sistema politico italiano. «Il Pd e le elezioni del 14 ottobre – afferma Rudy Francesco Calvo, giornalista – rappresentano un’occasione forse irripetibile per superare la diffidenza dei cittadini nei confronti della politica. Per questo, abbiamo deciso di presentare un documento che ponga al nuovo partito obiettivi chiari e che riteniamo prioritari per i giovani e per tutta la comunità: la protezione dell’ambiente, la dotazione di infrastrutture, lo sviluppo turistico, la riduzione dei costi della politica, la formazione e l’inserimento nel mondo del lavoro».
L’adesione al Manifesto, che riportiamo di seguito, è aperta a tutti i giovani e meno giovani che ne condividono la visione, i contenuti riformisti e gli intenti, residenti non solo nella provincia di Ragusa, ma anche nel resto della Sicilia e d’Italia.


Manifesto “Per una nuova generazione della provincia iblea”

A partire dal prossimo 14 ottobre il panorama politico italiano è destinato a cambiare. Noi vogliamo che la nascita del Partito democratico porti con sé non solo una necessaria semplificazione del sistema politico, ma anche un nuovo e diverso rapporto tra i cittadini e i loro rappresentanti. La decisione di affidare direttamente ai sostenitori del nuovo partito il compito di eleggere il segretario nazionale e quelli regionali del Pd rappresenta già un’importante novità, mai sperimentata in Europa. Ma questo rapporto diretto non potrà interrompersi il giorno dopo, bensì diventare una costante nella selezione della classe dirigente e dei candidati del nuovo partito, anche con modalità diverse e innovative. Anche per questo, vediamo il Pd come un partito realmente federale, che assegni non solo formalmente ai singoli territori ampia autonomia nelle scelte politiche.

Nella provincia di Ragusa, così come nel resto della Sicilia e in altre regioni italiane, il centrosinistra è stato condannato negli ultimi anni a una posizione cronicamente minoritaria rispetto allo schieramento opposto, se si fa eccezione per alcuni occasionali successi elettorali, dovuti soprattutto a fattori di carattere prettamente localistico. Non possiamo più consentire che il centrodestra mantenga saldamente nelle proprie mani il potere politico e amministrativo. Non lo diciamo come mero scatto d’orgoglio o per vuoto campanilismo. Sono i cittadini a piangere quotidianamente le conseguenze di una gestione inadeguata, personalistica e talvolta persino clientelare della Cosa pubblica, quale quella messa in atto dagli esponenti del centrodestra in questi anni. È soprattutto per questo che la nostra provincia ha bisogno di un Pd forte, capace di un dibattito aperto e anche aspro al proprio interno, ma coeso e risoluto nel condurre le proprie battaglie e portare avanti le idee riformiste.

I numerosi documenti, manifesti e contributi di varia natura che stanno arricchendo la fase costituente del nuovo partito a livello nazionale dimostrano come la nascita del Pd non rappresenti affatto quella “fusione fredda” temuta da molti. La stessa cosa purtroppo non si può dire rispetto al nostro territorio. Qui sembra si stiano celebrando le consuete lotte di potere tra gli apparati preesistenti, per ricamarsi uno spazio assicurato all’interno del nuovo soggetto. Per questo abbiamo deciso di promuovere questo Manifesto, in qualità di semplici giovani che credono in una politica diversa, fatta di contenuti e rivolta alle persone comuni, sempre più lontane da partiti, sindacati e altre forme organizzate di rappresentanza e alla ricerca di nuovi spazi dove poter esprimere le proprie idee. Un documento che si richiama esplicitamente al Manifesto “Per il coraggio delle riforme”, che vede come primo firmatario Francesco Rutelli e sottoscritto da numerosi esponenti politici e istituzionali provenienti da Ds, Margherita ed esterni ai due partiti, e rivolto a sostenere la candidatura di Walter Veltroni a segretario nazionale del Pd.

Crediamo che il nuovo partito possa contribuire a migliorare le condizioni di vita dei cittadini iblei. Per questo, vogliamo indicare alcune tematiche che poniamo come priorità per caratterizzare l’impronta riformista del Pd nella nostra provincia.

- L’ambiente e le problematiche ad esso connesse si impongono oggi in cima all’agenda politica di tutti i paesi. La provincia di Ragusa occupa il centesimo posto (sulle 103 province italiane) nella classifica sull’ecosistema urbano stilata da Legambiente. I temi dello smaltimento dei rifiuti e della produzione di energia non possono più essere considerate prioritarie solo in situazioni di emergenza, per poi finire nel dimenticatoio quando il problema sembra essere risolto (almeno per il momento). Ancora oggi stiamo a discutere sull’ampliamento di questa o quella discarica, quando questo sistema è unanimemente riconosciuto come il più dannoso per l’ambiente e la salute dei cittadini. Un partito realmente riformista dovrà assumersi la responsabilità di decisioni chiare e definite, che superino timori e resistenze delle comunità locali (il cosiddetto “effetto Nimby”) attraverso il confronto e la partecipazione alle scelte. Scongiurate le trivellazioni nel Val di Noto, la questione energetica non può essere cancellata. Abbiamo la fortuna di abitare in un territorio con una esposizione solare elevatissima e distribuita per un lunghissimo periodo dell’anno. Eppure vedere un pannello per la produzione di energia fotovoltaica sulle nostre case è una rara eccezione. Questo è solo un esempio dell’incapacità di sfruttare le risorse a nostra disposizione, senza danneggiare, ma anzi tutelando il territorio.

- La provincia di Ragusa è la meno dotata di infrastrutture dell’intero paese. Un limite imprescindibile per lo sviluppo economico del territorio, sia esso di stampo turistico, agricolo o industriale. La prossima apertura dell’aeroporto di Comiso e il potenziamento del porto di Pozzallo sono obiettivi da perseguire nel più breve tempo possibile. Ma non sono sufficienti. La nostra ferrovia è in condizioni disastrose, lo stesso vale per la rete viaria. L’intervento del governo Prodi a sostegno delle strade secondarie siciliane (di cui ingiustificatamente vanno orgogliosi gli esponenti locali del centrodestra, da cui invece non è venuto niente nella precedente legislatura) è un primo importante passo. Così come pure la collocazione del completamento dell’autostrada Siracusa-Gela e l’adeguamento della Ragusa-Catania tra gli obiettivi primari del ministero per le infrastrutture. Non possiamo però per questo rassegnarci a una rete ferroviaria fatiscente e progressivamente depotenziata.

- Investire sui giovani significa investire nel futuro. La bassa percentuale di laureati non si combatte solo con le “università sotto casa”, insufficienti a garantire un’ampia offerta formativa e spesso poco competitive rispetto ai già bassi standard medi nazionali. Gli enti locali potrebbero affiancare quindi a investimenti in tale direzione un sostegno economico agli studenti meritevoli non in grado di sostenere le spese per la frequentazione di atenei lontani dalla città d’origine. A ciò deve però associarsi un forte impegno per la crescita dell’occupazione, in modo da garantire opportunità di carriera ai neolaureati che ritornano e da assicurare un futuro a chi non completa il percorso degli studi. Un’occupazione che deve essere regolare: combattere il lavoro nero è uno strumento di garanzia non solo degli interessi economici del lavoratore, ma anche della sua stessa vita.

- Lo sviluppo economico della provincia di Ragusa è legato indissolubilmente al rilancio del turismo. I riconoscimenti dell’Unesco e la popolarità derivante da film e fiction di successo rischiano di rivelarsi una bolla destinata a scoppiare presto, se il territorio non si dimostra in grado di esprimere appieno le proprie potenzialità. Accanto a interventi che dobbiamo pretendere con forza dalla regione o dal governo nazionale (a partire dalle infrastrutture, come già detto), gli enti locali iblei possono lavorare in sinergia tra loro e con il resto del sud-est isolano per promuovere le bellezze del Val di Noto in tutta Italia e all’estero, organizzare manifestazioni comuni di ampia rilevanza, favorire la destagionalizzazione. Un impegno che dobbiamo pretendere anche dai privati, affinché investano soldi ed energie per potenziare le strutture ricettive e non pratichino ingiustificati rialzi dei prezzi, che incidono non solo sui flussi turistici, ma anche sulle potenzialità d’acquisto dei residenti.

- Nel paese si sta diffondendo un sentimento di antipolitica, che ci riporta indietro ai primi anni Novanta. Il Pd nasce anche per dare una risposta positiva alle proteste dei cittadini per gli eccessivi costi della politica. Chiediamo al nuovo partito un impegno vincolante in tal senso. Non è accettabile che i deputati dell’Assemblea regionale siciliana siano i più pagati tra i colleghi di tutta Europa, pur lavorando pochissimo, come dimostrano i dati pubblicati dalla stampa, e non riuscendo a risolvere i problemi ormai cronici della Sicilia. I rappresentanti del Pd all’Ars devono quindi impegnarsi per ridurre le spese degli enti pubblici, con una rimodulazione dei compensi e uno sfoltimento del numero degli enti inutili (consigli circoscrizionali, Ato, società a partecipazione pubblica, ecc.), dei consiglieri comunali e degli amministratori.

Il Pd, a nostro parere, dovrà garantire un totale impegno per portare a compimento queste priorità. Per farlo, non potrà sicuramente contare solo sulle proprie forze. Se i dirigenti politici che finora hanno guidato Ds e Margherita non sono riusciti a realizzare questi obiettivi, non vediamo perché dovrebbero essere in grado di farlo adesso, solo perché fanno parte di un nuovo partito. Evidentemente, c’è bisogno di nuove forze, che provengano da associazioni, movimenti e singoli individui di ispirazione riformista. Il Pd, inoltre, dovrà intraprendere un percorso comune e tenersi pronto ad accogliere tra le proprie fila anche forze politiche che non hanno partecipato sin dalla prima fase alla sua costruzione, ma con le quali condivide progetti e ideali (pensiamo, in primo luogo, all’Italia dei Valori).

Per realizzare gli obiettivi che si propone, il Pd dovrà avere l’ambizione di essere un partito ad ampia vocazione maggioritaria. Rappresentare gran parte dei cittadini significa anche non accettare compromessi su elementi fondanti del programma di governo, a livello nazionale o locale. La definizione delle alleanze non può che partire da questo principio. Il Pd non può permettersi di essere condannato a un ruolo di opposizione perenne, soprattutto a fronte dei disastri che il centrodestra sta compiendo in Sicilia e nella provincia di Ragusa. Per questo, lavoreremo alla costruzione di un Pd che non si precluda pregiudizialmente il confronto con forze moderate, che si propongono di rappresentare istanze e prerogative convergenti con quelle del nuovo partito. Un approccio che non esclude a priori il mantenimento delle attuali alleanze, ma progetta un centrosinistra di “nuovo conio”, riformista, maturo, libero dai condizionamenti provenienti da estremismi conservatori. Ma libero anche da alcuni “rapporti a rischio” che caratterizzano una parte dell’attuale maggioranza regionale. Saranno in ultima istanza i cittadini a decidere democraticamente con il loro voto quale centrosinistra vogliono alla guida della Sicilia e della provincia di Ragusa.


Per sottoscrivere il Manifesto, inviare una e-mail all'indirizzo: giovanicoraggiosi@libero.it

Renzo Arbore, la soluzione è Veltroni

«Io sono un grande ammiratore di De Gregori, come artista e come uomo, e sono anche un grande ammiratore della Bindi, che è una persona molto seria, ma penso che per l'Unione la soluzione sia Veltroni». Lo ha detto all’agenzia Ansa Renzo Arbore (nella foto, testimonial 2005 dell’Università di Foggia), chiudendo una giornata di interventi dei big dello spettacolo che era stata aperta dall’intervista al “Corriere della Sera” di domenica, in cui Francesco De Gregori aveva detto che Walter Veltroni «non è l’homo novus tanto atteso», anticipando che avrebbe votato Rosy Bindi alle primarie del 14 ottobre.
Sempre dalle colonne del “Corriere”, gli aveva fatto da contraltare, lunedì, Antonello Venditti secondo il quale «le qualità di Walter non sono in discussione. È uomo di grande portata morale e di grande capacità di lavoro, è intelligente e di grande affidabilità. Certo, non può fare miracoli. Il Pd dobbiamo essere noi, che per il momento siamo orfani dei vecchi partiti, a costruirlo».
Nel pomeriggio di ieri, anche Roberto Vecchioni si era schierato per il sindaco di Roma.