domenica 26 agosto 2007

SEGNALAZIONI / A Barletta nascono “Gli Arcobaleni per il Partito Democratico”

A Barletta è stata costituita l’associazione politico-culturale di cittadinanza attiva “Gli Arcobaleni per il Partito Democratico”. A livello istituzionale, hanno aderito quattro esponenti dei Democratici di Sinistra: i consiglieri comunali Franco Ruta e Nicola Defazio, il 36enne assessore comunale Emanuele Doronzo (nella foto) e il presidente della circoscrizione “Borgovilla-Patalini” Vito Tupputi. «L’associazione - si legge nel documento- è attualmente costituita sia da soggetti provenienti da partiti e movimenti progressisti del centrosinistra e sia soggetti che per la prima volta vivono un’esperienza politica». Coordinatore e portavoce è Gianni Tiani, attualmente nel direttivo dei Ds di Barletta. «L’associazione -spiegano i fondatori- si prefigge lo scopo di riunire gli uomini e le donne che credono in quel progetto riformista sulla base del quale sarà caratterizzato il nuovo Partito Democratico. In attuazione del principio di cittadinanza attiva, questa associazione si pone l’obiettivo di favorire il rapporto tra il cittadino e le istituzioni in termini di partecipazione, confronto e progettualità».

Servodio, creiamo luoghi da cui possa nascere una proposta unitaria di candidatura alla segreteria del Pd pugliese

Il dibattito sviluppatosi fino ad oggi sulla stampa e attraverso le lettere fra autorevoli personalità del nascente Partito democratico, rischia di deludere ampie fasce di coloro che guardano all’appuntamento del 14 ottobre, data prefissata per lo svolgimento delle elezioni primarie dello stesso Pd, come una decisiva occasione di rinnovamento del modo di fare politica.
Proprio per questo, i Riformatori per l’Ulivo, tra i primi antesignani della nascita del Partito democratico, hanno organizzato per domani, lunedì 27 agosto, alle ore 18.30, a Bari, nella sede dell’agenzia “Il Corsivo”, un incontro aperto per riaffermare l’esigenza di luoghi condivisi in cui interpretare le attese dei cittadini nei confronti di una svolta nel modo di fare politica, con particolare riferimento alla necessità di attrarre quelle esperienze diffuse del cattolicesimo democratico, sociale e popolare che nel Partito democratico possono trovare la compiuta espressione dei valori della solidarietà, dell’equità sociale, dello sviluppo dei territori, dell’innovazione.
All’incontro, parteciperà l’assessore Regionale Guglielmo Minervini. A me toccherà il compito di presentare l’iniziativa. Fin d’ora posso dire che la preoccupazione più forte riguarda l’eccessiva enfatizzazione della leadership del partito regionale, laddove il partito nuovo non può ricalcare un modello individualista, ma deve saper coniugare progetto politico e contenuti, con un “profilo di guida” ad essi coerenti.
Questa strada non è stata percorsa. Il Partito democratico nasce per eliminare i vecchi vizi della partitocrazia, ma non può assecondare una deriva populista in nome di una lotta “antipolitica” delegata a singole personalità.
Per questo, è urgente porre la realizzazione di luoghi di confronto politico da cui non si può escludere che possa nascere una proposta unitaria di candidatura che si richiami all’area di Walter Veltroni.
Giusy Servodio
Deputato dei Dl-La Margherita su “La Gazzetta del Mezzogiorno” di domenica 26 agosto 2007

A Cerignola nasce il Comitato della lista "Sinistra riformista per la Puglia"

Si è costituito a Cerignola, in vista delle Primarie del 14 ottobre, il Comitato Promotore della lista “Sinistra riformista per la Puglia” - Lavoro, Umanità, Bellezza - a sostegno della candidatura di Walter Veltroni in ticket con Dario Franceschini alla segreteria nazionale del Partito Democratico. Prima firmataria è una donna, Mara Monopoli, cantante lirica e consigliere di amministrazione del Teatro Pubblico Pugliese.
La raccolta di firme di adesione al Comitato e alla lista continua con carattere itinerante e permanente presso i luoghi di principale ritrovo di Cerignola, nonché nell’ambito della Festa dell’Unità cittadina, in programma da mercoledì 29 agosto a domenica 2 settembre 2007.
Sono in corso i contatti per la costituzione di altrettanti comitati promotori della lista in tutto il collegio di Cerignola, che comprende Accadia, Anzano di Puglia, Ascoli Satriano, Candela, Carapelle, Castelluccio dei Sauri, Deliceto, Monteleone di Puglia, Ordona, Orta Nova, Rocchetta Sant’Antonio, Sant’Agata di Puglia, Stornara e Stornarella.
A livello regionale, tra i primi firmatari ci sono Gianni Di Cagno, avvocato, ex membro del CSM e presidente della Commissione di Garanzia dell’attuazione della legge sullo sciopero nei servizi pubblici essenziali; Francesco Saponaro (nella foto), assessore regionale al Bilancio; Salvatore Brigante, presidente regionale della CNA (Confederazione Nazionale dell'Artigianato e della Piccola e Media Impresa); Enrico Fusco, delegato del sindaco di Bari alle Pari Opportunità; Franco Neglia, presidente di Pugliaenergy.

La Lista si ispira ai valori rappresentati nel documento nazionale “A Sinistra per Veltroni”: uguaglianza delle opportunità per le donne e i giovani; primato del lavoro, subordinato e autonomo; laicità delle leggi e dello Stato; identità civile europea e conseguente collegamento con il Partito Socialista Europeo.
«L’iniziativa –si legge in un comunicato stampa- si propone di concorrere a colmare quel “silenzio della sinistra” nella costruzione del Partito Democratico che sta agitando il dibattito nazionale, e che rischia di far disperdere il grande patrimonio del riformismo italiano e della tradizione socialista, di coloro, cioè, che per primi seppero coniugare giustizia sociale e liberalismo. Non a caso, si guarda con particolare interesse all’apporto che alla costruzione del Partito Democratico può venire dalla tradizione socialista, in Puglia tanto presente e viva, da sempre fecondamene intrecciata con il solidarismo cattolico e con il movimento comunista».
«L’obiettivo –spiegano ancora i primi 32 firmatari- è di rimettere al centro del dibattito sulla costruzione del Partito Democratico in Puglia, la Politica, intesa come elaborazione collettiva di idee e di progetti per la realizzazione dell’interesse pubblico, così interpretando e dando serie risposte alla forte domanda di autentico cambiamento che, al di là della stanchezza e della rassegnazione, proviene da tutta la società. Cerignola, dunque, come Laboratorio Culturale e Politico della Cittadinanza Democratica, in cui le donne, gli uomini, i giovani devono essere i veri protagonisti».

Ecco i cerignolani che hanno dato, finora, la loro adesione:

Mara Monopoli, cantante lirica e consigliere di amministrazione del Teatro Pubblico Pugliese;
Raffaele Loconte, presidente CNA Cerignola;
Angela Menniello, impiegata;
Nino Degemmis, docente;
Barbara Berteramo, casalinga;
Gaetano Tartaglia, imprenditore;
Rosita Donvito, impiegata;
Marcello Colopi, sociologo;
Lucia Santoro, casalinga;
Gianni Errico, studente universitario;
Donatella Andriotta, ragioniere;
Michele Vannulli, operaio;
Rosanna Specchio, commerciante;
Matteo Sgarro, ingegnere;
Concetta Innamorato, casalinga;
Raffaele Sforza, impiegato;
Gioacchino Loporchio, commerciante;
Giuseppe Montrone, insegnante;
Concetta Bufano, pensionata;
Nicolangelo Orlando, grafico;
Agata Jrena, bracciante agricola;
Michele Matera, operaio;
Carmela Borrelli, imprenditrice;
Gaetano Grieco, agricoltore;
Vito Caggiani, artigiano;
Luigi Daprile, agente di commercio;
Matteo Antonelli, operaio;
Carmine Sellitri, commerciante;
Gerardo Mennuni, coltivatore diretto;
Nunzio Dimatteo, edile;
Donato Grieco, agricoltore;
Michele Racaniello, operaio.

sabato 25 agosto 2007

Un Pd maggioritario, per un centrosinistra di nuovo conio

Ieri l’anticipazione della prefazione al libro di Walter Veltroni, che raccoglie il discorso programmatico del 27 giugno, al Lingotto di Torino, in cui il sindaco di Roma si è candidato alla segreteria nazionale del Partito Democratico. Oggi, sul quotidiano Europa, l’editoriale di Francesco Rutelli. L’uno e l’altro accentuano il profilo più dirompente che caratterizza la sfida delle primarie del 14 ottobre: dare vita a un partito nuovo che garantisca rappresentanza politica maggioritaria e fortemente caratterizzata nella sua identità riformista. Riproduciamo di seguito le due riflessioni.

Un partito maggioritario

di WALTER VELTRONI

L'Italia ha bisogno di un partito che si proponga di dare cultura di governo al bipolarismo italiano. Se le parole hanno un senso, questo significa che il Partito democratico nasce per superare l'idea che quel che conta è vincere le elezioni. Ovvero battere lo schieramento avversario mettendo in campo la coalizione più ampia possibile, a prescindere dalla sua coerenza interna e dalla sua effettiva capacità di governare il Paese.

Il Partito democratico nasce per affermare un'idea diversa e nuova: quel che conta è governare bene, sulla base di un programma realistico e serio. E lo schieramento che si mette in campo deve essere coerente con questo obiettivo. Non si tratta solo di un ribaltamento dello schema tattico che ha dominato il bipolarismo italiano in questa lunga transizione. Si tratta di una rivoluzione culturale e morale. Si tratta di restituire moralità alla politica. Si potrebbe dire che si tratta di affermare una visione “antimachiavellica” della politica stessa: scopo della politica non è organizzare la forza necessaria alla conquista e alla conservazione del potere. Questo è semmai un vincolo strumentale, che non può e non deve essere trascurato. Ma il fine della politica deve essere un altro: deve essere il perseguimento dell'interesse del Paese, attraverso la costruzione del necessario consenso attorno a un programma di governo.

È precisamente questo che intendiamo, quando diciamo che il Partito democratico è un partito "a vocazione maggioritaria": un partito che punta non a rappresentare questa o quella componente identitaria o sociale, per quanto ampia possa essere, ma a porsi l'obiettivo di carattere generale di conquistare nel Paese i consensi necessari a portare avanti un programma di governo, incisivamente riformatore. Non per questo, un partito a vocazione maggioritaria, quale il Pd deve essere, è una forza che si pensa come autosufficiente: al contrario, è un partito che intende valorizzare l'alleanza di centrosinistra. E intende farlo sulla base del principio fondamentale della democrazia dell'alternanza, per il quale le alleanze di governo si fanno e si disfano davanti agli elettori, prima del voto. Ma il Pd nasce per riordinare, nel bipolarismo, la gerarchia dei valori tra la coalizione e il programma: è il programma comune, un programma di governo e non genericamente elettorale, che fonda la coalizione, non viceversa: non si può giustificare la vaghezza o l'ambiguità del programma, in nome del feticcio dell'unità della coalizione. Sarebbe come considerare la parte più importante del tutto, il partito (o la coalizione) più importante del Paese.

Del resto, in nessuna grande democrazia europea sarebbe immaginabile presentarsi agli elettori con una coalizione priva dei requisiti minimi di coesione interna, tali da rendere credibile la sua proposta di governo: un'operazione politico-elettorale siffatta non avrebbe alcuna possibilità di vittoria, perché sarebbe inesorabilmente bocciata dagli elettori. In Gran Bretagna come in Spagna, in Germania come in Francia, i partiti che intendono candidarsi a governare non possono dar adito ad alcun dubbio circa la loro affidabilità. Memorabile è la lezione di moralità politica di Jacques Delors, che preferì rinunciare alla candidatura alle presidenziali del 1995, perché non avrebbe potuto dar vita, alle successive elezioni legislative, a una maggioranza parlamentare coerente.

Quasi quindici anni di bipolarismo immaturo hanno ormai reso assai sensibile anche l'elettorato italiano su questo punto: non solo per propria scelta dunque, ma anche per una precisa esigenza di sintonia con il Paese, qualunque sarà il sistema elettorale che avremo in futuro, il Pd non potrà presentarsi alle elezioni all'interno di coalizioni disomogenee sul piano programmatico. Piuttosto, dovrà accettare il rischio, o sperimentare l'opportunità, di correre da solo.

Il Partito democratico nasce anche per rompere una falsa alternativa: quella tra governabilità e democrazia. Come non ha senso considerare la sfida del governo come un limite alla partecipazione democratica, allo stesso modo è un errore pensare di poter affrontare le resistenze che si oppongono alle riforme riducendo, anziché allargando, gli spazi di esercizio della cittadinanza. Il Pd al quale penso è un partito che intende mettere al servizio di un incisivo programma riformatore tutta la forza della partecipazione democratica, la mobilitazione delle energie intellettuali e morali, civili e politiche, delle quali dispone una società viva come quella italiana. Non c'è altra strada per fare le riforme: non si può immaginare di dare alla politica la forza necessaria a far prevalere gli interessi generali sulla tirannia di quelli particolari, corporativi, microsettoriali, senza conferirle una nuova legittimazione democratica.

Per questo il Partito democratico dovrà essere un partito davvero nuovo. Perché dovrà pensarsi non più come un bene privato, di proprietà della comunità chiusa, per quanto larga possa essere, dei suoi fondatori, dei suoi dirigenti, dei suoi militanti. Ma al contrario come una istituzione civile, che svolge una funzione pubblica e che come tale appartiene a tutti i cittadini che intendono abitarlo. Questo è del resto il modo di intendere i partiti proprio delle grandi democrazie: le quali, non a caso, dispongono di pochi, grandi partiti politici, il ciclo di vita dei quali si misura in svariati decenni, quando non in secoli. Uno dei sintomi più preoccupanti della grave malattia che affligge la democrazia italiana è invece proprio la proliferazione di tanti, piccoli ed effimeri soggetti politici, che è perfino improprio definire partiti, almeno nel senso europeo (per non dire nordamericano) del termine, e che per la loro spiccata vocazione oligarchica, quando non familistica, è ancor più difficile descrivere come democratici.

Il Partito democratico nasce per segnare una discontinuità profonda con questo stato di cose. Non a caso si è deciso di fondare il partito nuovo, non sulla base del semplice mandato dei partiti preesistenti e neppure a partire da un appello di uno o più leader, bensì attraverso un vero e proprio "big-bang" democratico: l'elezione di un'assemblea costituente e di un segretario da parte di tutti i cittadini che si dichiarano interessati a contribuire a questa straordinaria impresa collettiva. Di conseguenza, il prossimo 14 ottobre, giorno stabilito per le elezioni costituenti, nascerà un partito che non sarà di proprietà privata di qualcuno, ma si proporrà come un'istituzione della democrazia italiana, a disposizione di tutti i cittadini che, riconoscendosi nei suoi orientamenti di fondo, vogliano utilizzarlo "per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale", come recita l'articolo 49 della Costituzione.

Il codice genetico col quale nasce il Pd determina necessarie coerenze rispetto allo sviluppo della sua forma-partito, del suo modello politico-organizzativo. Innanzi tutto, il "big-bang" democratico non potrà restare un unicum irripetibile, ma dovrà diventare la regola generale con la quale saranno prese le decisioni più importanti, a cominciare da quelle che riguardano la selezione della leadership, a tutti i livelli, e più in generale delle candidature, in modo da garantirne la effettiva contendibilità. In secondo luogo, e in coerenza con la natura di partito "a vocazione maggioritaria", a regime la leadership di partito dovrà coincidere con la premiership, o con la candidatura a premier, come avviene in tutte le grandi democrazie europee. Terza, necessaria coerenza, il Pd dovrà essere un partito federale, in grado di dare espressione alla diversità delle realtà territoriali: non ci dovranno essere sezioni "periferiche" di un partito centralizzato, ma una rete di partiti territoriali federati, profondamente radicati nelle società locali, anche se culturalmente aperti a una prospettiva nazionale, europea e globale. Infine, le modalità di associazione e di militanza dovranno essere le più varie e flessibili, secondo un modello a rete, che valorizzi le sezioni territoriali come i circoli di ambiente, le associazioni culturali come le forme più innovative di contatto telematico: è anche in questo modo che il Partito democratico potrà contribuire a portare all'impegno e all'assunzione di responsabilità politiche più donne e più giovani.

Walter Veltroni - Prefazione al libro “La nuova stagione” (Rizzoli) di imminente uscita

Che cos’è un centrosinistra di nuovo conio?

di FRANCESCO RUTELLI

Nuovo conio. Significa battere la stessa moneta con un conio nuovo? Certamente, se parliamo della Zecca. Ma nella politica italiana si tratta di coniare una moneta nuova. Per intenderci, come passare dalla lira all’euro.
Le frettolose repliche polemiche alle ipotesi di «alleanze di nuovo conio» per i futuri governi di centrosinistra finora non hanno colto il punto. Fotografano l’esistente. Che non è soddisfacente. Ignorano le grandi potenzialità che può schiudere la nascita del Partito democratico; anzi, si affannano a cercare di sbarrare la strada a quello che sarà naturaliter un più che probabile sbocco per il Pd: decidere le alleanze in base al progetto in campo per governare e cambiare questo paese.
Non più constatare l’estrema difficoltà di governare e cambiare l’Italia se l’alleanza non dovesse rispondere al progetto, se l’esperienza non dovesse rispondere al dovere e alle attese di coraggiose riforme. Perché, senza riforme coraggiose, l’Italia è condannata a non crescere, a restare indietro.

Questa condanna noi la vogliamo ribaltare. Agiremo subito, cominciando col contribuire alle proposte per l’agenda del governo, a partire dalla manovra economica dell’autunno.
Che primarie sarebbero, senza proposte chiare sulle grandi questioni su cui si misura il paese? Abbiamo detto una verità semplice: gli alleati di oggi – che dureranno per la legislatura, secondo l’impegno preso con gli elettori – non è detto che lo siano a vita. Dipende dalla sinistra più radicale, se continuerà a isolarsi, a cercare una caratterizzazione su temi troppe volte conservatori e talvolta del tutto minoritari. Attenzione: non in minoranza tra i “moderati” o “la borghesia”, come si diceva un tempo: minoritari nel popolo, nei ceti popolari. Ci auguriamo sinceramente che il confronto tra queste forze si risolva per il meglio: con un chiaro orientamento per il governo.
Ma le decisioni strategiche, che cambieranno lo scenario della politica, dipenderanno dalle scelte del Pd. Un partito nuovo non nasce per registrare la media aritmetica delle posizioni in campo: rivolge una sfida. Se vogliamo che questa sfida recuperi e accresca i consensi, non chiudiamoci nel nostro recinto. Troppe volte è un recinto immaginario, riservato agli addetti ai lavori.

Entriamo nei grandi spazi aperti del paese. C’è una società che cambia velocemente: è in bilico, ma oggi propende a farsi guidare da una destra populistica, coltivatrice dei mille particulare italiani.
Negli anni a venire, l’alternativa al ritorno della destra non potrà che essere un centrosinistra di nuovo conio. Il Partito democratico dovrà dimostrare di saper fare la sua parte: avere idee, progetti, capacità di organizzazione e soprattutto capacità di ampliare il consenso. I segni si vedranno già nella competizione delle prossime settimane.

Francesco Rutelli - “Europa”, 25 agosto 2007

venerdì 24 agosto 2007

E a San Giovanni Rotondo, un banchetto in piazza dei Martiri

«Anche a San Giovanni Rotondo il Partito Democratico va pensato come protagonista di una nuova democrazia popolare e partecipata, un progetto rivolto a giovani, donne e uomini liberi, non subalterni né ricattabili». È un vero e proprio appello, quello rivolto da alcuni promotori del Manifesto per il Partito Democratico della città garganica e di cui dà notizia www.sangiovannirotondonet.it. Un appello per mettere «alla prova un largo e rinnovato gruppo dirigente impegnato a tutti i livelli nella costruzione del Partito nuovo, che vada oltre le appartenenze di provenienza, forte delle idee che può esprimere». Una sfida da vincere «anche con la tua partecipazione diretta», concludono presentando un’iniziativa che partirà domani, sabato 25 agosto, alle ore 20:00, in piazza dei Martiri, per raccogliere adesioni.
Info: pdsgiovrot@alice.it

Domani il Pd alla Festa dell’Unità di Orta Nova

Quello di Orta Nova è stato uno dei primi Comitati “14 Ottobre” a costituirsi. Domani, sabato 25 agosto, porterà i frutti di quasi un mese di attività alla Festa dell’Unità, organizzata in piazza Pietro Nenni. Alle 19:30 comincia un incontro-dibattito con la senatrice dei DS Colomba Mongiello, il capogruppo della Margherita al Consiglio regionale Franco Ognissanti e l’assessore provinciale alle Politiche attive del lavoro Giuseppe Calamita.

La macchina organizzativa delle primarie

Sul sito-blog del Comitato “14 Ottobre” di Fucecchio, in provincia di Firenze, sono state pubblicate alcune informazioni utili a capire quanto complessa sia la macchina organizzativa da appuntare per le primarie di domenica 14 ottobre.
L’obiettivo è rendere agevole il voto, evitando code troppo lunghe e seggi difficilmente individuabili. Si punta a organizzare in tutta Italia 15.000 seggi, in parte all'interno di sezioni di partito (dei Democratici di Sinistra e della Margherita), in parte con gazebo o altri luoghi che siano in grado di assicurare un’ordinata partecipazione.
In ogni seggio ci dovranno essere 5 persone addette alle procedure di votazione e, pertanto, gli scrutatori dovranno essere 75.000. A questi si devono aggiungere tutte le persone che saranno impiegate nei servizi di assistenza e di supporto logistico per un totale non inferiore a 100.000 volontari.
Il giorno precedente a quello del voto dovranno essere trasportati tutti i kit e le schede di voto. Per le schede elettorali, la stampa sarà affidata alle strutture regionali. In ogni seggio saranno allestite 4 urne, 2 per l’elezione del segretario e dei componenti all’assemblea costituente regionale e due per il segretario e dei componenti dell’assemblea costituente nazionale.
Nel kit elettorale, ci sono anche manifesti che saranno affissi all'esterno per fare individuare la sede del seggio, insieme a due bandiere dell'Ulivo e del tricolore, i registri per verbalizzare i voti, i pacchetti di ricevute per i 5 euro che si dovranno versare (2 euro per chi ha meno di 26 anni), la liberatoria che l'elettore sottoscriverà per permettere l'inserimento del proprio nome nel registro degli elettori, schermi per la protezione della riservatezza del voto, le matite copiative. Gli elettori per parte loro dovranno portare il certificato elettorale e un documento di identità.
Le candidature per i collegi saranno convalidate e rese pubbliche il 22 settembre.